Nelle GPS 2026/28 la domanda non è più soltanto «quante certificazioni informatiche posso inserire?». Prima viene un’altra verifica: il titolo che sto dichiarando rientra davvero tra quelli valutabili?
Per i nuovi titoli il sistema è diventato più selettivo. Le certificazioni devono essere conformi a DigComp 2.2 o DigCompEdu e devono essere rilasciate da organismi accreditati da Accredia per lo specifico schema. Questo cambia anche il modo in cui conviene scegliere un percorso: il nome commerciale conta meno della possibilità di ricostruire e verificare l’intera catena della certificazione.
Che certificazione sto conseguendo?
Deve essere identificabile con precisione e ricondotta al framework previsto dalla tabella GPS.
Chi certifica realmente la competenza?
Va verificato l’organismo che rilascia la certificazione e il suo accreditamento per quello specifico schema.
Il punto di partenza è cambiato
L’Ordinanza ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026 e le relative tabelle distinguono i titoli informatici già valutati nei precedenti bienni GPS dai titoli inseriti ex novo nel biennio 2026/27–2027/28.
Per i nuovi titoli sono valutabili le certificazioni conformi a DigComp 2.2 o DigCompEdu, rilasciate da organismi accreditati da Accredia specificamente per tali certificazioni.
La conseguenza pratica: sapere che un ente è “accreditato” non è sufficiente. Bisogna controllare per quale certificazione e per quale schema possiede l’accreditamento.
È qui che nasce buona parte della confusione online. Espressioni come “ente riconosciuto”, “corso certificato” o “valido per la scuola” non permettono, da sole, di stabilire se il titolo sarà valutabile in GPS.
Il punteggio: tre numeri da ricordare
DigComp 2.2
È il valore previsto per una nuova certificazione valutabile conforme al framework.
DigCompEdu
È il valore previsto per una nuova certificazione valutabile conforme al framework.
Tetto complessivo
È il limite della voce, considerando anche eventuali titoli informatici già riconosciuti.
Per i nuovi inserimenti è valutabile una certificazione DigComp 2.2 e una certificazione DigCompEdu. Chi non possiede titoli informatici già valutati può quindi arrivare, attraverso i due nuovi titoli, a 3 punti. Il limite di 4 punti diventa rilevante quando nella posizione sono presenti anche certificazioni già riconosciute nei precedenti bienni.
Per questo il calcolo corretto non parte dal corso che si vorrebbe acquistare, ma dalla propria posizione. La guida Nova Mentis su GPS 2026/28: punteggio, titoli e certificazioni ricostruisce il quadro generale.
Vecchi titoli e nuovi titoli viaggiano su due binari diversi
Titoli dei precedenti bienni
Le certificazioni già presentate e valutate mantengono il punteggio precedentemente attribuito, entro i limiti previsti.
Titoli 2026/28
Devono rispettare i nuovi requisiti relativi a DigComp 2.2 o DigCompEdu e all’accreditamento dell’organismo certificatore.
Un titolo già riconosciuto non diventa retroattivamente una certificazione DigComp. Semplicemente conserva la valutazione maturata secondo le regole applicabili quando è stato inserito. È una distinzione essenziale sia per calcolare il punteggio sia per capire se convenga conseguire un nuovo titolo.
Come capire se una certificazione è davvero verificabile
Qui conviene abbandonare per un momento il linguaggio delle graduatorie e ragionare come se si dovesse controllare un documento. La verifica può essere ricostruita partendo dal certificato e andando a ritroso.
1. Leggi il nome esatto del titolo
La certificazione deve essere identificabile senza affidarsi soltanto al nome del corso frequentato. Il primo controllo è il riferimento a DigComp 2.2 oppure DigCompEdu.
2. Individua l’organismo che certifica la persona
Formazione e certificazione non sono necessariamente la stessa attività. Il soggetto presso cui si frequenta un corso può preparare all’esame, mentre la certificazione delle competenze viene rilasciata dall’organismo competente. È quest’ultimo che deve essere controllato.
3. Cerca l’accreditamento specifico
Nella banca dati Accredia non basta trovare il nome dell’organismo: occorre verificare che l’accreditamento riguardi proprio lo schema collegato alla certificazione interessata.
4. Dopo il rilascio, controlla la tracciabilità
Accredia invita a verificare il marchio sul certificato e la presenza del nominativo nella banca dati delle persone certificate. Se il nominativo non compare, l’interessato deve rivolgersi all’organismo che ha emesso il titolo, perché caricamento e aggiornamento dei dati sono di competenza dell’organismo stesso.
Un controllo utile prima dell’acquisto: chiedere quale organismo rilascerà materialmente il certificato e verificare l’accreditamento prima di iscriversi, non dopo aver sostenuto l’esame.
Un esempio pratico: la frase pubblicitaria non è la prova
Immaginiamo una pagina che presenti un corso come “riconosciuto”, “accreditato” o “valido per aumentare il punteggio”. Queste espressioni possono descrivere l’offerta, ma non sostituiscono la verifica richiesta per il titolo.
Per trasformare quella promessa in un controllo concreto servono almeno quattro elementi: nome della certificazione, framework di riferimento, organismo certificatore e accreditamento specifico. Solo dopo il rilascio entra in gioco anche la tracciabilità della persona certificata.
È una logica diversa dal semplice elenco di certificazioni: permette di valutare anche offerte nuove o poco conosciute senza dipendere esclusivamente dal materiale commerciale.
Perché nel 2026 Accredia ha intensificato i controlli
La crescita molto rapida delle certificazioni DigComp 2.2 e DigCompEdu ha portato Accredia, nel marzo 2026, a comunicare un rafforzamento delle attività di sorveglianza sugli organismi di certificazione e sui centri d’esame, anche sulla base di specifici fattori di rischio.
Il dato è importante non per creare diffidenza verso le certificazioni, ma per comprendere perché accreditamento, modalità d’esame e tracciabilità non siano aspetti secondari. Sono parte del sistema con cui deve essere garantita l’affidabilità del titolo.
DigComp 2.2 e DigCompEdu: stesso capitolo GPS, finalità diverse
I due framework compaiono nella stessa voce delle tabelle, ma non descrivono la stessa competenza. DigComp 2.2 è il quadro europeo delle competenze digitali dei cittadini; DigCompEdu è dedicato alle competenze digitali degli educatori.
Per questo non conviene ridurre la scelta alla formula “quale dà più punti?”. Destinatari, struttura e competenze certificate sono diversi. Per approfondire i due framework puoi consultare le guide dedicate a DigComp 2.2 nelle GPS 2026/28 e DigCompEdu nelle GPS 2026/28. Questa pagina resta invece il riferimento generale per capire quali certificazioni informatiche sono valutabili nelle GPS 2026/28 e come verificarle.
La scelta corretta parte dalla propria posizione GPS
Prima di conseguire un nuovo titolo conviene ricostruire ciò che è già presente nella propria graduatoria: certificazioni valutate nei precedenti bienni, punteggio già acquisito e spazio residuo entro il limite previsto.
Solo dopo ha senso confrontare le nuove possibilità. In questo modo si evitano due errori molto diversi: conseguire una certificazione non conforme ai requisiti oppure acquistare un titolo corretto senza aver considerato il punteggio già maturato.
Per le certificazioni informatiche GPS 2026/28 la verifica può quindi essere riassunta in una sequenza logica: prima la propria posizione, poi il framework, quindi l’organismo accreditato e infine la tracciabilità del certificato. Il punteggio viene dopo.